July 19, 2022No Comments

Over-tourism, Housing Security and Mobility in Venice

Author: Sarah Toubman.

Venice recently announced that from January 2023 it will charge a fee of between €3 to €10 to tourists who visit the city for a day only, a long-awaited measure by locals who feel the negative effects of overtourism on a day-to-day basis. Overtourism poses both a nuisance and a hazard to those living in the city. Tourists leave garbage by the canals, posing an environmental and health risk. Large tour groups also swarm the city’s small streets, making it difficult for everyday people, especially the elderly, to easily reach their destinations. Oversized cruise ships also previously damaged the Venetian Lagoon’s natural ecosystem and the city’s historic built environment, such as medieval walls and docks, until a change in regulation last year banning these boats from the port.

Venice also has problems with Airbnb, like many global tourism hubs. Many properties are owned by wealthy landlords who live outside the city and rent their homes to those passing through for a short period of time, failing to contribute to the city’s economic or cultural life. This also creates a housing security issue, as those who live or seek to move to Venice are limited in choice and price. “If we don’t fix these problems, Venice will be like Disneyland – just a park for the tourists without people living there,” Venetian activist Matteo Sechi commented in 2010. In fact, as of 2016, less than 55,000 people live in the city of Venice, while over 60,000 tourists can visit per day in the high season.

The new tax on day-trippers aims to address this by setting a tourist “threshold of 40,000 or 50,000 visitors a day,” according to Simone Venturini, Venice’s tourism councilor. Those who stay in Venice overnight will not have to pay the fee, as, since 2011, they have been subject to a nightly city charge on hotel or Airbnb bills. There is also a robust list of exceptions to the tax on day trippers. The list includes: residents of Venice, residents of the Veneto region, relatives up to the 3rd degree to anyone living in Venice, those who work or study in Venice, anyone who was born in or owns property in Venice, those visiting Venice for official business or a sports competition, and more.

One issue that has not yet been comprehensively analyzed by many considering limiting tourism to Venice is the way these restrictions will interact with EU mobility law. Under EU law, the freedom of EU citizens to move, reside, and work across the EU is guaranteed. In fact, it is guaranteed that as tourists, “EU citizens may enter and stay in the territory of another Member States for up to three months without being subject to any conditions or formalities other than the requirement to hold a valid identity card or passport.” Technically speaking, Venice’s charge for tourists may evade categorization as a “condition or formality”  to enter the territory of an EU member state, as it does not actually prevent visitors from entering, but requires they pay a tax upon arrival. Furthermore, it concretely addresses the very real issues related to overtourism Venetians face. 

However, addressing these issues in this manner means the city of Venice essentially draws legislative lines between who is a “good” or a “bad” tourist, and who is or isn’t a “real” Venetian, and therefore exempt. For example, even if an EU citizen grew up in Venice, but was born elsewhere and no longer had family in the city, they may still have to pay the new fee if they visit for a day only. On the surface, this may seem like an inappropriate application of the regulation, but on the other hand, it would likely take the local Venetian government a huge amount of resources and funding to accurately sift through this level of nuance. For the moment, the tax on daytrippers to Venice, the vast majority of whom arrive via large cruise ships, seems to be a suitable measure to discourage overtourism in the city. However, were the range of tourists subject to tax to be expanded this would certainly raise a number of legal, moral, and security-related issues.

Venice is not the only city in Italy or Europe struggling with problems related to overtourism and housing security, however it is one of the few struggling with both these issues and a rapidly depleting population. Florence has also called for restrictions related to Airbnb, while Barcelona plans to ​​introduce a pollution tax for cruise passengers, and Amsterdam taxes cruise guests. But while Barcelona has a population of 1.6 million, Amsterdam has 907,976 inhabitants, and Florence has 383,083 residents, Venice has less than 55,000. Nevertheless, Venice is not alone in these concerns, with Dubrovnik, Croatia, recently raising its tax on overnight tourist stays in light of its issues with overtourism, housing security, and population depletion. Therefore, there must be a systemic approach to addressing overtourism and housing security while maintaining the freedom of mobility in Europe.

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Italian Translation

La città di Venezia ha recentemente annunciato che i turisti giornalieri dovranno pagare una tassa di entrata tra i €3 to €10. Il provvedimento era a tempo atteso dai cittadini, i quali subivano gli effetti negativi dell’overtourism, ovvero il sovraffollamento turistico giornaliero. L’overtourism porta fastidio ma anche opportunità ai cittadini di Venezia. I turisti lasciano immondizia a ridosso dei canali, generando rischi sanitari e ambientali. I grandi gruppi turistici affollano i piccoli vicoli della città, rendendo difficili gli spostamenti per gli abitanti, particolarmente per gli anziani. Enormi navi da crociera hanno precedentemente danneggiato l’ecosistema della Laguna e l’ambiente storico della città, come i muri e porti storici, fino all’anno scorso in seguito al provvedimento che vietò l’arrivo di queste navi nei porti.  

Venezia ha anche problemi con Airbnb, come molti luoghi turistici. Molte proprietà appartengono a proprietari provenienti da famiglie benestanti che vivono fuori dalla città ed affittano le loro case a coloro che passano per la città per un breve periodo, fallendo nella possibilità di contribuire alla vita economica e culturale della città. Inoltre, questo crea un problema di sicurezza abitativa, in quanto coloro che vivono o cercano di trasferirsi a Venezia hanno una scelta limitata e prezzi esorbitanti. “Se non risolviamo questi problemi, Venezia sarà come Disneyland - come un parco di turisti senza abitanti,” un attivista Veneziano, Matteo Sechi, commenta nel 2010. Infatti, nel 2016, Venezia registra meno di 55.000  abitanti, mentre in alta stagione in numero di turisti giornalieri supera i 60.000.

La nuova tassa sui turisti giornalieri ha l’obiettivo di stabilire “una soglia tra 40.000 e 50.000 visitatori al giorno”, dice Simone Venturini, assessore al turismo di Venezia. Coloro che passano una notte a Venezia non dovranno pagare la tassa, in quanto, dal 2011, è stata introdotta la tassa di soggiorno nel conto di hotel e Airbnb. C’è anche una lunga lista di esenzioni alla tassa per visita giornaliera. La lista include residenti di Venezia, residenti della regione Veneto, parenti fino al terzo grado di chiunque abiti a Venezia, coloro che lavorano e studiano a Venezia, chiunque vi sia nato o possieda una proprietà nella città, coloro che visitano Venezia con bus ufficiali o per competizioni sportive. 

Una problematica che non è stata ancora propriamente analizzata riguarda come le restrizioni funzioneranno rispetto le leggi di mobilità dell’Unione Europea. Secondo la legge dell’UE, la libertà di movimento, residenza e lavoro dei cittadini europei nell’Unione deve essere garantita. Infatti, questa garantisce che in quanto turisti, “i cittadini dell’UE possano entrare e rimanere in un territorio di un altro Stato Membro fino a tre mesi senza essere soggetto a condizioni o formalità se non il requisito di possedere un valido documento di identità o passaporto.” Tecnicamente, la tassa per i turisti a Venezia potrebbe evadere la categorizzazione come "condizione o formalità” per entrare in un territorio di uno Stato Membro dell’Unione Europea, in quanto non impedisce ai visitatori di entrare, ma richiede il pagamento di una tassa all’arrivo. Inoltre, questo provvedimento agisce concretamente contro l’overtourism a cui Venezia è soggetta. 

Ad ogni modo, affrontare questo problema con questa norma significa per la città di Venezia tracciare una linea legislativa tra il turista “buono” e quello “cattivo”, stabilendo chi è un vero Veneziano e chi no, per determinare chi di conseguenza è esente dalla tassa. Per esempio, anche se un cittadino europeo fosse cresciuto a Venezia, ma fosse nato altrove o se non avesse più famiglia nella città, allora dovrebbe comunque pagare la tassa turistica se volesse visitare la città per un solo giorno. Questo può apparire inappropriato, ma d’altro canto porterebbe al comune di Venezia grandi risorse e fondi per fronteggiare questa problematica. Al momento, la tassa per i visitatori giornalieri a Venezia, che per la maggior parte arrivano con grandi navi da crociera, sembra essere una misura adatta a scoraggiare il sovraffollamento turistico nella città. Comunque, se il numero di turisti che possono giornalmente entrare nella città pagando la tassa dovesse aumentare, certamente si incorrerebbe a diverse problematiche legali, morali e di sicurezza.  

Venezia non è la sola città italiana ed europea ad affrontare le difficoltà poste dall’overtourism e dalla sicurezza abitativa, ma è una delle poche che affronta entrambe contemporaneamente ad una riduzione della sua popolazione. Firenze ha anche richiesto l'implementazione di restrizioni per Airbnb, mentre Barcellona pianifica di introdurre una tassa sull’inquinamento per passeggeri di crociera, così come Amsterdam. Ma mentre Barcellona ha una popolazione di 1.6 milioni di abitanti, Amsterdam ha 907,876 abitanti e Firenze ne conta 383,083, Venezia ne ha meno di 55,000. Nonostante ciò, Venezia non è l’unica con questi problemi, in quanto anche Dubrovnik, Croazia, ha recentemente aumentato la sua tassa sul pernottamento dei turisti a causa dell’overtourism, problemi di sicurezza abitativa e diminuzione della popolazione. Per questo, ci dovrebbe essere un approccio sistematico per risolvere i problemi legati al sovraffollamento turistico e alla sicurezza abitativa, cercando di preservare allo stesso tempo la libertà di movimento in Europa. 

June 8, 2022No Comments

Italy’s cybersecurity response to Russian attacks (Italiano)

Author: Sarah Toubman

In the past few years, the Italian government has rapidly increased both the pace and number of steps taken to protect its national cybersecurity interests. Italy began creating legislation and organizations for the defense of its cybersecurity infrastructure in 1993, but many observers have criticized developments in Italian cybersecurity as inadequate and slow-moving compared to its peers in Europe and beyond. However, in June 2021, the Italian government declared its intention to create a new national agency for cybersecurity, and just weeks ago, released a national cybersecurity policy for 2022-2026.

The Italian government’s increased attention to cybersecurity has come just in time, as several prominent cyberattacks against Italy by Russian hackers occurred this May. Considering Italy and the European Union’s support for Ukraine in its war against Russia, it is not surprising that Russian-backed agents have unleashed attacks on Italy in the cybersphere, a space the Kremlin has long operated in. For example, during the 2008 Ruso-Georgian war, Russian-backed hackers reportedly carried out cyberattacks against Georgian internet infrastructure.

More recently, this cyber aggression has been turned towards both state and private cyberinfrastructure in Italy. On May 10th, Russian hacker groups “Killnet” and “Legion” attempted to break into and modify the voting results for the Eurovision Song Contest, which Italy hosted and Ukraine ultimately won. However, thanks to the Italian Computer Security Incident Response Team, which was created in 2018, the attempt was foiled. 

Similarly, just one day later on May 11th, “‘Killnet’ claimed an attack on the websites of several Italian institutions, including the Senate, Italy's upper house of parliament, and the National Health Institute.” On May 19th, the Russian hacking organization launched additional cyberattacks on Italian institutions, including the High Council of the Judiciary, and the Ministries of Foreign Affairs, Public Education, and Culture.

While Russian-backed cyber organizations are clearly enthusiastically targeting Italy, the robust responses of Italian cyber-defense organizations are now successful on a level which would have been unlikely prior to the development of its new cybersecurity agency and the rollout of its 2022-2026 cybersecurity policy. Although historically Italy has often been behind the curve in its cybersecurity policies, Mario Draghi’s push to launch the National Cybersecurity Agency was in fact extremely forward-looking and timely. Furthermore, since the agency’s announcement, Italian cybersecurity forces have developed the skills required to successfully counter Russian-backed agents, proving its creation was not merely a publicity-boosting measure for the Draghi government.

One recent headline has declared that “Italy [is] embroiled in cyber war with pro-Russian hackers.” Definitions of what constitutes cyberwarfare still vary, and the Russian government formally denies involvement with the groups of hackers conducting these attacks. However, such a headline again serves to remind those concerned with international security that Russia has historically and continues to use the cyber sphere to wage war, and therefore a robust international security policy necessarily includes cyber-defense. Therefore, in the context of the Russian invasion of Ukraine--the largest war seen in Europe since 1945--defensive cybersecurity capabilities are evermore important for Italy and any nation openly opposing Russian actions. 

Italy’s 2013 National Strategic Framework for Cyberspace Security and 2017 Cybersecurity Action Plan had both highlighted the need for improved public-private cooperation to ensure national cybersecurity moving forward. In fact, the 2017 plan had urged that “private entities operating in strategic sectors must be considered as key assets and included into a holistic approach to national cybersecurity that provides for the implementation of minimum security requirements for country-critical systems.” Again, such a point was forward-looking, highlighting the fact that in May 2022, Russian-backed agents did not only launch cyberattacks on Italian government organizations, but also the Eurovision Song Contest, a multinational initiative being operated out of Italy. 

Notably, under the country’s new cybersecurity policy, the Italian Computer Security Incident Response Team was successfully able to both prevent an attack against Eurovision and resolve cyber incidents related to government websites. However, moving forwards, this area merits even further attention. The Italian state could be severely impacted by cyberattacks against a whole range of websites, companies, and infrastructure, including public, private, and multinational organizations. Therefore, ensuring Italian cybersecurity going forward would require not just improved public-private cooperation, but also coordination between Italy and all interconnected sectors of the EU. 

Image Source: https://imgcdn.agendadigitale.eu/wp-content/uploads/2019/05/28110643/cyber-war.jpg.webp

Italian translation 

Negli ultimi anni, il governo italiano ha accelerato rapidamente il passo e ha compiuto progressi nella protezione dei suoi interessi nazionali nell’ambito della sicurezza cibernetica. L’Italia iniziò a legiferare e fondare organizzazioni per la difesa delle infrastrutture legate alla sicurezza cibernetica nel 1993. Da allora, molti osservatori hanno criticato gli sviluppi, ritenendoli inadeguati e lenti rispetto agli altri paesi in Europa e nel mondo. Giugno 2021 segna una tappa importante per il governo italiano, che dichiara di voler creare una nuova agenzia nazionale per la sicurezza cibernetica, e poche settimane fa, è stata pubblicata la policy per la sicurezza cibernetica nazionale 2022-2026.

L’aumento di attenzione per questo campo arriva perfettamente in tempo, quasi in concomitanza con diversi attacchi cibernetici compiuti da hacker russi contro l’Italia lo scorso Maggio. Tenendo presente il supporto dichiarato da Italia e Unione Europea per la guerra portata avanti dall’Ucraina contro la Russia, non è una sorpresa che agenti sostenuti dalla Russia stessa abbiano effettuato attacchi contro l’Italia nella sfera cyber, uno spazio in cui il Cremlino opera da tempo. Per esempio, durante la guerra tra Russia e Georgia nel 2008, la Russia ha dato supporto ad hacker per colpire le infrastrutture internet dell’avversario.

Più di recente, le aggressioni cyber sono state indirizzate contro la sfera cyber pubblica e privata dell’Italia. Il 10 Maggio, il gruppo hacker russo “Killnet” e “Legion” ha cercato di entrare e modificare i risultati dei voti dell’Eurovision Song Contest,tenutosi in Italia e vinto dall’Ucraina. Nonostante ciò, grazie al Computer Security Incident Response Team dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, creato nel 2018, il tentativo è stato sventato.

Allo stesso modo, ad un solo giorno di distanza, “Killnet” ha rivendicato un attacco a diversi siti istituzionali italiani, incluso quello del Senato e dell’Istituto di Salute Nazionale. Il 19 Maggio, l’organizzazione russa ha lanciato ulteriori attacchi ad istituzioni italiane, inclusi il Consiglio Superiore della Magistratura, i Ministeri degli Affari Esteri, della Pubblica Istruzione e della Cultura. 

Mentre le cyber organizzazioni russe sono chiaramente entusiaste di avere l’Italia come bersaglio, le risposte robuste date dalle organizzazioni di cyber-difesa italiane hanno avuto un successo che non sarebbe stato possibile raggiungere precedentemente allo sviluppo della nuova Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e alla nuova policy 2022-2026. Sebbene storicamente l’Italia si è sempre trovata in ritardo rispetto ai progressi e alle policy promosse dagli altri paesi, il Presidente Mario Draghi ha insistito per fondare l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e questo ha permesso di essere estremamente lungimiranti nel garantire una risposta agli attacchi. Inoltre, dalla creazione dell’Agenzia, l’Italia ha sviluppato delle abilità notevoli e necessarie nella lotta contro gli agenti russi. 

Di recente, è stato dichiarato che “l’Italia è coinvolta in una cyber guerra con gli hacker russi.” Le definizioni di questa cyber-guerra sono ancora varie, e il governo russo ha formalmente negato il coinvolgimento dei gruppi hacker e gli attacchi condotti. Nonostante questo, la situazione al momento conferma che la sfera cyber è sempre utilizzata dalla Russia come arma contro i nemici di guerra, e perciò c’è bisogno di politiche per la sicurezza internazionale più robuste e che includano necessariamente la cyber difesa. Nella guerra tra Russia e Ucraina, la più grande guerra mai vista dopo il 1945, le capacità difensive nel campo della cybersicurezza sono ancora più significative per l’Italia e per qualunque altra nazione che voglia apertamente condannare le azioni Russe. 

La National Strategic Framework for Cyberspace Security del 2013 e il Cybersecurity Action Plan del 2017 hanno entrambi sottolineato il bisogno di migliorare la cooperazione tra pubblico e privato per assicurare una rapida evoluzione nell’ambito della cyber sicurezza nazionale. Infatti, il piano del 2017 ha evidenziato che “le entità private che operano per la cyber sicurezza nazionale lavorano per l’implementazione dei minimi standard di sicurezza richiesti per le infrastrutture critiche del paese.” Ancora una volta, questo punto di vista è lungimirante e sottolinea il fatto che a Maggio 2022, gli agenti russi non hanno solo colpito il governo italiano ma anche l’Eurovision Song Contest, un’iniziativa multinazionale che era organizzata dall’Italia. 

Il Computer Security Incident Response Team dell’Italia ha avuto successo nel prevenire l’attacco contro l’Eurovision e nel risolvere incidenti legati a siti internet del governo.

Infine, questo argomento meriterebbe ancora più attenzione. Lo stato italiano potrebbe essere severamente colpito da cyber attacchi contro siti internet, compagnie e infrastrutture, includendo il settore pubblico, privato e organizzazioni multinazionali. Per questo, garantire la cyber sicurezza del paese e svilupparla ulteriormente richiederebbe non solo un miglioramento della cooperazione tra pubblico e privato, ma anche la coordinazione tra Italia e tutti i settori interconnessi dell’Unione Europea. 

April 30, 2022No Comments

Sonia Silvestri on Environmental Security and Italy’s Coasts

In this podcast, Dr. Sonia Silvestri from the University of Bologna speaks about threats to Italy's coastal ecosystems and environmental security. She explains how environmental challenges across Italy impact the state, its communities, and individuals. She also notes the specific difficulties Venice faces balancing the preservation of its built and natural environments.

Interviewers: Sarah Toubman & Filippo Grassi

This is ITSS Verona Member Series Video Podcast by the Political Economy and Energy Security Team. ITSS Verona - The International Team for the Study of Security Verona is a not-for-profit, apolitical, international cultural association dedicated to the study of international security, ranging from terrorism to climate change, from artificial intelligence to pandemics, from great power competition to energy security.

April 6, 2022No Comments

Security Relations between Italy and the Middle East (Italiano)

By: Sarah Toubman and Filippo Grassi.

Italian state security has become evermore intertwined with the Middle East and North Africa (MENA) region in recent days, as the invasion of Ukraine by Russia has highlighted the need for Europe to secure a renewable, multi-origin energy supply, as well as the importance of European food supplies in North Africa. The impact of war on Ukrainian and Russian harvests has not only caused wheat shortages in European markets, but also devastated grain imports across the MENA region, such as in Tunisia, Morocco and Libya. European sanctions on Russian oil and gas have also sent the cost of energy soaring, leading European leaders to seek other sources of fuel, including in the Middle East. War in Eastern Europe could see Western Europe and the EU seeking out a stronger partnership with the MENA region in both trade and diplomacy. However, Europe and the MENA region would have to overcome historic and contemporary tensions in order to achieve closer collaboration.

Currently, Egypt imports 54.5% of its wheat from Russia, while Tunisia imports 47.7% of the grain from Ukraine. With this year’s harvests rotting in warehouses in Eastern Europe as war rages, the Middle East and North Africa must seek alternative supplies to feed their populations. Numerous EU countries could stand to benefit. France is a huge global wheat producer, growing 30.1 millions ton of the grain in 2020--less than Russia’s 85.9 million ton harvest, but more than the 24.9 million tons Ukraine raked in the same year. Germany also produced a competitive 22.2 million tons in 2020. Although Italy grew a more modest 6.7 million tons, the country did export over $24.8 millions in wheat in 2020. Thus, Middle Eastern and North African nations could reasonably seek to procure more EU and Italian grain exports.

European leaders are already considering the increased purchase of oil and gas from the MENA region. Such measures would ensure energy diversity and security for the continent, and further damage the Russian economy, which the EU hit with a package of sanctions following the invasion of Ukraine. For example, French Foreign Minister Jean-Yves Le Drian held talks with officials from Saudi Arabia and the United Arab Emirates on March 27th on possibly increasing energy purchasing from the Middle East. The Foreign Minister also held a similar discussion withQatar's Minister of State for Energy Affairs, Saad Sherida al-Kaabi, on the 28thConsidering the increase in calls for joint European energy procurement, such a move by France could also strongly influence Italian oil and gas purchasing habits.

Further Western European importation of Middle Eastern and North African gas and oil would serve to strengthen a pre-existing trade relationship between Italy and MENA. While the EU as a whole imported 27, 41, and 47 percent of oil, gas, and coal, respectively, from Russia in 2019, it also imported 9% of oil from Iraq, 8% of oil from Saudi Arabia, 8% of natural gas from Algeria, and 5% of its gas from Qatar. While Italy also imported roughly 44% of natural gas from Russia in 2016, its imports from the MENA region vastly exceeded that of the EU, with 37% of gas coming from Libya or Algeria.

However, in order to establish mutual food and energy security, Italy and the MENA region would have to build stronger ties in both the trade and diplomatic spheres, working through historic and contemporary tensions. To this day, Italy’s relations with the MENA region are still damaged by the country’s legacy of colonization in Libya and the Horn of Africa in the 19th and 20th centuries, as well its support for France’s colonization of Algeria, Tunisia, and Morocco

More contemporary events have also impacted the relations between Italy and MENA. The migrant crisis which began in 2010 and intensified in 2015 saw millions of refugees from Asia, Africa and the Middle East fleeing to Europe following conflicts at home. At some points in the crisis, the majority of migrants were crossing over from North Africa into Italy, regardless of their country of origin. This created a situation of mutual blame and distrust between Libya and Italy, as foreign migrants were often either denied entry to Italy and left to drown at sea, or detained and mistreated at centers in Libya. Italian politicians such as former Prime Minister Matteo Salvini often made inflammatory comments about immigrants from the Middle East and North Africa. At one point, Salvini defended a colleague for shooting a Moroccan immigrant, and even faced kidnapping charges for detaining a boat of 147 refugees.

Tensions between Italy and the MENA region have also flared due to incidents involving Italian researchers and businesspeople on the African continent. In 2015, Italian PhD student Giulio Regeni was kidnapped, tortured, and killed in Cairo after allegedly being extorted for money. In December 2021, Patrick Zaki, an Egyptian student at the University of Bologna, was finally released after being unlawfully detained and beaten in Mansoura, Egypt, for almost a year. Marco Zennaro, a Venetian entrepreneur, was also detained in Sudan for almost a year before his release.While these events have weakened the diplomatic relationships between Italy and the MENA region, some hostilities in recent memory have actually served to strengthen their strategic ties. While they did not meet their strategic goals, Italian peacekeeping troops in Beirut during the Lebanese Civil War in the 1980s have been lauded for their “sustained neutrality, respectful behavior and minimal [use of] force.”

In a 2017 article, scholar Elisabetta Brighi observed that in the Middle East, “Italy has pursued a number of strategic interests—in the areas of migration, energy, security, and geopolitics—in parallel to, yet sometimes in open contrast to, a set of normative commitments to human rights, democracy, and the rule of law.” Italy has also had to contend with “the peculiar role of corporate interests—particularly those of oil and energy companies—in the country’s definition of ‘national interests.’ The need for Italy to balance strategic, human rights, and energy interests in the Middle East and North Africa has only become more crucial in recent weeks and will only continue to grow in coming years. As Italy and Western Europe seek diverse and secure energy sources outside of Eastern Europe, North Africa may too turn their grain purchasing power to the West. In order to create such a relationship of mutual security between the two regions, leaders must seek diplomatic solutions to long-standing strategic and human rights concerns.

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ITALIAN TRANSLATION

La sicurezza dello stato italiano è diventata negli ultimi giorni sempre più legata alla regione del Medio Oriente del Nord Africa. Infatti l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha evidenziato, da un lato, la necessità per l’Europa di assicurarsi un approvvigionamento energetico rinnovabile e diversificato, dall’altro ha posto l’accento sull’importanza delle forniture alimentari europee in Nord Africa. L’impatto della guerra sui raccolti ucraini e russi non solo ha causato carenze di grano nei mercati europei, ma ha anche colpito duramente le sue importazioni in tutta la regione MENA, così come in Tunisia, Marocco e Libia.

Inoltre, le sanzioni di Bruxelles sul petrolio e sul gas russo hanno causato un’esponenziale crescita del costo dell’energia, portando i leader europei a cercare nuove fonti di carburante, in particolar modo anche in Medio Oriente

A tal proposito, la guerra in Ucraina potrebbe spingere l’Europa occidentale e l’Unione Europea a formare una partnership più forte con la regione MENA sia a livello commerciale che diplomatico. Per raggiungere un livello di collaborazione più stretta, è necessario tuttavia che l’Europa e i paesi del MENA superino le tensioni storiche e contemporanee che pervadono nei loro rapporti internazionali.

Attualmente l’Egitto importa il 54,5% del suo grano dalla Russia, mentre la Tunisia importa il 47,7% del grano dall’Ucraina.  Con i raccolti di quest’anno che marciscono nei magazzini dell’Europa dell’Est, mentre infuria la guerra, il Medio Oriente e il Nord Africa si devono adoperare per individuare forniture alternative per sfamare la propria popolazione.  

Questa situazione rappresenta un’opportunità per numerosi paesi dell’UE di coprire il vuoto lasciato da Russia e Ucraina.  La Francia, per esempio, è un grande produttore globale di grano con 30,1 milioni di tonnellate raccolte nel 2020, meno delle 85,9 milioni di tonnellate russe, ma più delle 24,9 milioni dell’Ucraina nello stesso anno. Anche la Germania, seppur in modo minore, contribuisce alla produzione europea di grano, avendo prodotto nel 2020 circa 22,2 milioni di tonnellate. Un altro paese che potrebbe giocare un ruolo importante nella regione si tratta dell’Italia. Nonostante questa abbia raccolto “solo” 6,7 milioni di tonnellate, il paese ha esportato oltre 24,8 milioni di dollari in grano nel 2020. Il sostegno dei paesi europei garantirebbero quindi  ai paesi del Medio Oriente e del Nord Africa la possibilità di attingere dal mercato europeo e di soddisfare la propria domanda interna.

Dall’altro lato, i leader europei stanno già considerando di incrementare il proprio acquisto di petrolio e gas dalla regione MENA. Tale misura infatti garantirebbe una diversificazione del mercato e una sicurezza energetica per il continente europeo, danneggiando contemporaneamente l’economia russa, che l’Unione Europea ha già colpito imponendo dure sanzioni dopo l’invasione dell’Ucraina. Diverse azioni sono state quindi intraprese dai governi europei. Per esempio, il Ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ha avuto colloqui con alcuni funzionari dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti il 27 marzo su un possibile aumento degli acquisti di energia dal Medio Oriente. Inoltre il Ministro ha avuto anche una discussione simile con il Ministro di Stato del Qatar per gli affari energetici, Saad Sherida al-Kaabi, il 28 dello stesso mese. Considerando l’aumento delle richieste di acquisti congiunti di energia in Europa, una tale mossa della Francia influenzerebbe fortemente anche le abitudini italiane di acquisto di petrolio e gas.

Un’ulteriore incremento nell’importazione di gas e combustibili fossili dal Medio Oriente e Nord Africa servirebbe a rafforzare una preesistente relazione commerciale tra l’Italia e il MENA. Nel 2019 l’Unione Europea ha nel complesso importato il 27,41 e 47% di petrolio, gas e carbone rispettivamente dalla Russia, ma ha anche importato il 9% del petrolio dall’Iraq, l’8% dall’Arabia Saudita, l’8% del gas naturale dall’Algeria e il 5% dal Qatar. In linea con i dati europei, l’Italia ha importato quasi il 44% del gas naturale dalla Russia nel 2016, mentre le sue importazione dalla regione MENA hanno superato di gran lunga quelle dell’UE, con il 37% del gas proveniente dalla Libia o dall’Algeria.

Tuttavia, al fine di stabilire una reciproca sicurezza alimentare ed energetica, l’Italia e i paesi del MENA dovrebbero perseguire nuove forme di collaborazione economica e diplomatica. Ad oggi le relazioni dell’Italia con la regione del MENA risentono ancora del passato imperialista di Roma, in particolare della colonizzazione della Libia e del Corno d’Africa nel XIX-XX secolo, e del sostegno alla colonizzazione francese di Algeria, Tunisia e Marocco.

Ad aggravare lo status diplomatico tra Italia e paesi del Medio Oriente e del Nord Africa si aggiungono anche eventi più contemporanei come la recente crisi migratoria. Questa, iniziata nel 2010 e intensificatasi nel 2015, ha visto milioni di rifugiati provenienti dall’Asia, dall’Africa e dal Medio Oriente fuggire in Europa in seguito alle guerre scatenatesi nei loro paesi. In alcuni momenti della crisi, la maggior parte dei migranti stava attraversando l’Italia dal Nord Africa, partendo specialmente dalla Libia. Questo ha creato una situazione di tensione e sfiducia tra i due paesi e a livello internazionale, dal momento che ai migranti stranieri veniva spesso negato l’ingresso in Italia e lasciati annegare in mare, oppure detenuti e maltrattati nei centri di detenzione in Libia. I politici italiani come l’ex Primo Ministro Matteo Salvini hanno spesso lanciato commenti infiammatori sugli immigrati provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa, aumentando le tensioni e suscitando forti attriti tra le diverse comunità multietniche. Un esempio è la dichiarazione con cui Salvini difese un collega reo di aver sparato a un immigrato marocchino, oppure il processo che l’ex Primo Ministro ha dovuto affrontare  per le accuse di rapimenti di 147 rifugiati, impossibilitati a scendere in Italia dalla barca della ONG Seawatch.

Tuttavia, le tensioni tra l’Italia e la regione MENA sono esplose anche a causa degli incidenti che hanno coinvolto ricercatori e imprenditori italiani, in particolar modo nel continente africano. A tal proposito è necessario ricordare come nel 2015 il dottorando italiano Giulio Regeni venne rapito, torturato e ucciso al Cairo dopo una presunta estorsione di denaro. Allo stesso modo nel Dicembre 2021, Patrick Zaki, uno studente egiziano dell’Università di Bologna, è stato finalmente rilasciato dopo essere stato detenuto illegalmente e picchiato a Mansoura, in Egitto, per quasi un anno. Alla triste lista si può aggiungere anche Marco Zennaro, un imprenditore veneziano, tenuto prigioniero in Sudan per quasi un anno prima del suo rilascio.

Mentre questi eventi hanno indebolito le relazioni diplomatiche tra l’Italia e i paesi del MENA, alcune ostilità di recente memoria sono in realtà servite a rafforzare i loro legami strategici. Nonostante non abbiano raggiunto i loro obiettivi strategici, le truppe di pace italiane a Beirut durante la guerra civile libanese negli anni ’80 sono state lodate per la loro “neutralità sostenuta, il comportamento rispettoso e il minimo uso della forza”.

In un articolo del 2017, la studiosa Elisabetta Brighi ha osservato che in Medio Oriente “l’Italia ha perseguito una serie di interessi strategici – nelle aree della migrazione, dell’energia, della sicurezza e della geopolitica – in parallelo, ma talvolta in aperto contrasto con una serie di impegni normativi per i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto”. L’Italia ha dovuto anche fare i conti con “il ruolo peculiare degli interessi corporativi – in particolare quelli delle compagnie petrolifere ed energetiche – nella definizione di interessi nazionali del paese”. La necessità per l’Italia di bilanciare gli interessi strategici, dei diritti umani e dell’energia in Medio Oriente e Nord Africa è diventata più cruciale nelle ultime settimane e continuerà a crescere nei prossimi anni. Mentre l’Italia e l’Europa occidentale cercano fonti energetiche diverse e sicure al di fuori dell’Europa Orientale, anche il Nord Africa potrebbe rivolgere il proprio potere d’acquisto di grano in Occidente. È necessario quindi che si instaurino nuove forme di collaborazione e che i leader cerchino soluzioni diplomatiche a problemi strategici e di diritti umani di lunga data.

December 17, 2021No Comments

ITSS Verona 2021/22 Webinars Series: “Cyber Security in Italy” featuring Andrea Rigoni

For its third event of the 2021/22 Webinar Series, ITSS Verona members Ludovica Brambilla, Chiara Aquilino, Sarah Toubman, and Julia Hogdings discuss with world-leading cyber security expert Andrea Rigoni the question of cyber security in Italy, with particular reference to the creation of the new Cyber Security Agency and its current and future implications.

October 1, 2021No Comments

Iran and the International Community: A Frame

In this interview, the Ambassador Giulio di Sant’Agata, former Italian Minister of Foreign Affairs, tackles a complex issue: the International Community's response to the Iranian threat.

Interviewer: Martina Gambacorta

September 28, 2021No Comments

Analisi del Paper “Il Pensiero Salfita-Jihadista” con Francesco Bergoglio Errico (Italiano)

Analisi del caso di radicalizzazione di Halili el-Mahdi col Dott Francesco Bergoglio Errico, analista e ricercatore independente.

Interviewers: Adelaide Martelli and Francesco Bruno

June 23, 2021No Comments

Director Lucio Caracciolo (Limes) on Moroni’s book on Italian Youth Neo-Fascist Movements 1949-1969

In this double interview, Limes's Director, Dr Lucio Caracciolo, offers his views on ITSS Verona Member Alessio Moroni's book on Italian youth Neo-Fascist movements, 1949-1969, ending with his reflections upon the current far-right scene in Italy.

Interviewing Team: Alessio Moroni and Maria Chiara Aquilino.